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Oratorio San Francesco

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            Cari parrocchiani, 
                                           
   Perché facciamo tanta fatica a credere che Cristo è risorto e non abbiamo problemi a credere che nel Natale dell’anno 800 Carlo Magno è stato incoronato imperatore del sacro Romano Impero o che il 12 ottobre del 1492 Cristoforo Colombo è sbarcato per la prima volta nel continente americano? Quali differenze esistono tra le testimonianze che raccontano e attestano la storicità di questi eventi? Che differenza di credibilità c’è tra i compagni di navigazione di Cristoforo Colombo e gli apostoli di Cristo e quei 500 che secondo la prima lettera San Paolo ai cristiani di Corinto videro Gesù vivo in carne e ossa dopo la sua morte in croce?
Semplicemente perché l’assenso all’uno o all’altro fatto ha delle conseguenze esistenziali decisive. Credere alla risurrezione di Gesù obbliga a dar credito e assenso a tutto ciò che egli ha detto e fatto. Riconoscere credibili le testimonianze degli apostoli riportate negli scritti evangelici e neo-testamentari obbliga ad un cambiamento di vita, ad un riorientamento delle nostre prospettive e dei fini della nostra esistenza a partire da quanto Gesù di Nazareth ha fatto e insegnato.
La risurrezione di Gesù “sfonda” i fondamenti e le certezze umane, perché pone un riferimento che va oltre gli orizzonti temporali misurabili dai nostri pensieri. Gesù ci parla di vita eterna, ci parla di una vita dopo la morte, di una vita ritrovata da parte di chi avrà il coraggio di perderla per causa sua e del suo regno.
La risurrezione di Gesù cambia il segno algebrico di tutte le sconfitte umane e pone seriamente in questione la saldezza delle nostre conquiste; la risurrezione di Cristo Gesù è quella storia di bene che si inserisce in ogni storia di umana sofferenza perché apre un varco di luce in fondo ai percorsi più bui del dolore e della solitudine.
La risurrezione di Gesù è un modo diverso di guardare la realtà che viviamo ogni giorno perché crediamo e sappiamo che l’umano non è un fatto accidentale e posto a caso nel mondo ma piuttosto un amore eterno che si fa condivisione tramite un’umanità assunta, vissuta, donata in sacrificio per tutti, che si fa semplicemente Grazia. Come San Francesco d’Assisi che dal tempo della sua conversione in poi è stato capace di assaporare diversamente le esperienze della vita, tanto che la vicinanza dei lebbrosi che prima gli sembrava amara gli era poi divenuta dolcezza per l’anima e per il corpo.
Chi accoglie la Grazia di Dio racchiusa nell’incarnazione, passione e morte di Cristo, condividerà con lui la vittoria della gloria finale, e passando per la porta stretta della croce, cioè dell’amore fino al sacrificio di sé, troverà il posto che nel Paradiso Gesù Salvatore è andato a prepararci. Santo tempo di Pasqua a tutti!

                                               P. Damiano e P. Marcello
 
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